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La vita e le opere
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Nel 1973 affronta, con gli appunti Cattiva coscienza. Falsi miti e romanzo su Napoli , pubblicati postumi, con la cura di Francesco D'Episcopo (Napoli, Oxiana, 1998), mediante coordinate di sociologia della letteratura e di sociologia urbana, lo snodo organizzativo del proprio sistema estetico, attraverso un serrato confronto con le ragioni del genere romanzo.
Nella prova successiva, I giochi degli eroi [Milano, Campironi, 1974] riaffiora, in termini singolari, parte di questo lavoro di riordino e di archiviazione delle scorie: si tratta di un romanzo dall'architettura complessa su contrastanti giochi di potere, in cui s'intrecciano, nel progetto di un macchinoso colpo di stato in Italia, le rivendicazioni di un gruppo di piccoli industriali contro il monopolio della grande industria, i piani ambiziosi dei militari, la funzione mediatrice e mistificatoria della stampa. Inoltre, nello speculare confronto e nell'incastro tra le azioni-reazioni delle coppie (Emanuele Sirri e Gemma; Enrico Sanges e Jacqueline; Ezio Santi e Giulia) coinvolte nell'intrico del golpe a diversi livelli della gerarchia sociale, Striano verifica varianti e opzioni sempre diverse in cui si dispiegano le dinamiche del rapporto tra il maschile e il femminile. Ne deriva un'opera originale ed unica nel panorama della narrativa italiana del tempo, dal plot circolare, incentrato su quell'equivoco ideologico-politico che ha dominato il mondo occidentale moderno nella prima metà del 900, cui è contrapposta la visione profetica del configurarsi di un'economia futura globale, che inciderà sulle sovrastrutture del pensiero.
Lo scrittore tenterà poi di spingere la propria necessità narrativa verso altri orizzonti tematici, con la sperimentazione di canoni ancora nuovi.
Nei modi di una lunga metafora ne Il delizioso giardino [Napoli, Loffredo, 1975] realizza una rarefatta evocazione di Napoli, scardinando tutti i miti letterari e la tradizionale rifrazione dell'immagine della città. La metropoli del Delizioso giardino è un cronotopo misterioso e decadente, attraversato da tensioni contrastanti e da sotterranei flussi di energia, luogo reale ma soprattutto ipotetico assioma di uno stato della mente.
Indecenze di Sorcier [Napoli, Loffredo, 1978] , prosecuzione ideale dell'opera precedente, è un autentico anti-romanzo condotto nei modi dissacranti ed iperbolici di un affascinante viaggio all'interno dell'universo mescidato, etico ed indecente, misero e grandioso di uno scrittore-sciamano, ovvero di un laborioso creatore di illusioni. Il romanzo, ancora inedito, fu finalista al premio «Pannunzio» del 1977.
L'inizio degli anni Ottanta è segnato da un'altra prova, la pièce teatrale Quel Giuda nominato Trotskji (finalista al premio «Vallecorsi-Pistoia»), ancora oggi inedita.
Qui Striano approfondisce alcuni dei suoi più ricorrenti motivi tematici, indagando sui risvolti reali dell'ideologia politica e sulle dinamiche antropologiche messe in atto per identificare padri e maestri. Ne deriva un tracciato fitto di spunti e di domande, una sorta di laboratorio dell'avantesto per il lavoro successivo, il romanzo Il resto di niente , concluso nel 1982 ma pubblicato per la prima volta nel novembre del 1986 (Napoli, Loffredo) .
Sei mesi dopo, il 26 giugno 1987, Enzo Striano muore.

 
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